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Maria Rachele Branca Maria Rachele Branca27-06-1965 Studio: Sierro dell’Aurora 2bis - 83043 Bagnoli Irpino (AV) Profilo Professionale: scultrice e ceramista Istruzione 1986 1982 Esposizioni - scultura 2009 2008 Mostra collettiva Mostra collettiva Mostra collettiva 2007 Mostra collettiva” 1° mostra internazionale d’ arte contemporanea Mostra collettiva 2003 Nell’Europa del terzo millennioArte e solidarietà, curatore Carmine Prudente Nusco (AV). Rassegna d’arte contemporanea, a cura della Associazione culturale "Ninni", Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Cassano Irpino (AV). Opere di: Branca, Musto, Storti, Vallifuoco, Salvo e Spinello. 2002 “Elisir Art Gallery”: Mentana (Roma), Mola di Bari (BA), Altopascio (LU) 2000 1999 1996 1993 Premio "Giordano Bruno", "Rassegna Internazionale Dell'Acqua", Campagna “Agibile”, Cairano (Avellino) 1992 1986 Ex libro Pacis , Museo della Mail Art, a cura del prof. Vincenzo Bianchi, Montecarotto (Ancona) “Il Labirinto del colore", a cura del prof. Vincenzo Bianchi, Accademia di Belle Arti, Firenze 1985 1984 1981 Esposizioni - ceramica 2006 2007 2008 Fiera dell’artigianato Le donne del Borgo Terminio Cervialto 2004 2003 1999 Arts Laborandi, curatore Agnello Stoia,San Francesco a Folloni, Montella (Av). 1998 Ceramiche artistiche, Carcere Borbonico di Avellino, Festa Provinciale de l’Unità, Avellino 1997 “Castellarte”, V Rassegna Internazionale di Artisti in Strada curatore Claudia Iandolo, Capocastello Mercogliano (AV) 1992 1991 Opere in collezione permanente 2005 2002 1987 1989 1998 1997 1994 1986 1986 Attività di Restauro 1993 1992 1989-90 1989 1988-89 1988 1987 |

Matteo Francesco Chini Contrariamente a quello che comunemente si crede vi sono oggi moltissimi artisti di grande bravura in Italia. Alcuni di loro sono addirittura geniali, altri potenti e altri ancora promettenti o in cerca di uno stile più maturo. Tra di loro soltanto alcuni riescono, usando solo pochi tratti di matita o di pennello, a stabilire un contatto immediato con il pubblico e a commuoverlo. Questi ultimi hanno raggiunto una sicurezza che permette loro di poter esprimere anche con pochi mezzi - a volte solo con una frase, un discorso o uno sguardo – contenuti assai profondi. E' questa la difficile strada che sta percorrendo anche Rachele Branca fin da quando nel 1996 ha brillantemente concluso i suoi studi all'Accademia di Firenze. In questa storica istituzione di alta cultura essa ha appreso con ottimi risultati l'abilità plastica e tutte le conoscenze specifiche dell'arte della scultura seguendo un insegnamento tradizionale ma utilissimo. Andare dritti al cuore delle cose e all'animo dello spettatore è molto più difficile che incantare il pubblico con i mezzi consueti della tradizione. Il dono della sintesi e la capacità di concepire in modo unitario un oggetto sono valori fondamentali. E questi sono insegnamenti che tutta l'arte moderna del Novecento ha trasmesso a noi contemporanei, insegnamenti a cui ha contribuito anche e non poco la conoscenza del nostro "artigianato" e delle arti cosiddette "primitive", africane e orientali. Ma anche qui Picasso docet come sappiamo tutti. L'abolizione di ogni pretenzioso barocchismo e di ogni inutile virtuosismo appartiene a una storia che attraversa ogni campo della creatività. Una storia che investe – ad esempio – la scultura di Brancusi e tutto il campo dell'architettura razionalista. E' nota infatti la celebre (ma spesso fraintesa) battuta dell'ultimo direttore del Bauhaus, Mies van der Rohe, che riassumeva in un lapidario "Less is more" – letteralmente "il meno è più" - il valore assoluto della struttura su ogni dettaglio accessorio. E' più importante cioè il buon funzionamento di un modulo abitativo rispetto agli ornamenti che ne possono decorare facciata. Perciò nella ricerca di Rachele Branca appaiono più convincenti i lavori recenti, quelli in cui la scultrice abbandona l'apertura dello spazio e il trattamento materico della superficie, per ricercare invece la massima semplicità e la concentrazione della forma. Troviamo così una forte essenzialità strutturale nella Civetta (1993)e nel Falco blu (2002) mentre vi è una decisa tensione verticale e simbolica - oltre che esistenziale e biografica - nell'Inchiodata (2002). Una ripresa della riduzione a schemi immediati e l'uso di modelli primitivi sembra invece costituire il riferimento implicito di lavori come Toro (2003)o Cavallo (2002) e che trovano nella Scacchiera (omaggio a Paolo Uccello) (1996) il loro precedente e la loro fonte. Perciò anche le opere più scolastiche - il torso di ragazzo che appare in Gloria (1985) e che ricorda il non finito del pistoiese Marino Marini o le Amazzoni (1993) in cui sembra di scorgere l'influenza del grande Francesco Messina – hanno il valore di anticipazioni di una ricerca più astratta e geometrizzante ben espressa da Trinacria (1998) in cui il corpo femminile si sviluppa in un vortice di curve di immediata sensualità. Un'ultima considerazione riguarda i materiali usati dalla scultrice e ci viene suggerita da una delle sue opere più particolari che appartiene ad una serie di vari pezzi. Il toro blu (2002) dal colore deciso e uniforme che gira la testa in modo quasi minaccioso. Attorno all'animale il paesaggio è tagliato in grandi scaglie di colori piatti e densi. Questo simbolismo sentimentale - simile a quello con cui l'espressionista tedesco Franz Marc dipingeva i suoi cavalli – contrasta con lo sfondo violento e frammentato in modo quasi cubista. Mentre l'uso di un materiale poroso e ruvido come la terracotta amplifica la forza dell'immagine e quella della bestia, le conferisce potenza e una certa dignità. Eppure non è raro incontrare ancora oggi amatori d'arte e collezionisti che legano l'importanza di un lavoro all'uso di materiali preziosi. Il bronzo e il marmo innanzitutto. Essi hanno in poca o nessuna considerazione materiali "poveri" come il legno, gesso, la cera, l'argilla o la terracotta. Nonostante l'opera di artisti come Fontana o Melotti affermi chiaramente che il materiale artistico deve essere coerente soltanto con l'idea e con l'emozione che l'artista vuole esprimere. Dai frutti di questa sincera e paziente ricerca ci auguriamo di vedere presto nuove direzioni, molteplici e diverse come lo è da sempre il linguaggio di Rachele. Speriamo di vederla continuare senza esitazione per la sua strada usando sia la scultura che la ceramica con la stessa considerazione, lo stesso impegno e la stessa capacità che ha dimostrato finora. Matteo Francesco Chini |

Pappa Storie: In Irpinia con la forchetta. Filomena Palatucci- Vittorio Vigilante, Delta 3 edizioni . Giugno 2010 .........leggi Il Monte, Maria Rachele branca artista Bagnolese. Jolanda Dello Buono, Aprile 2010 .........leggi Il Mattino, “Montella, la terracotta ed il legno di Rachele Branca ed <<Artemisia>>”, 19 Agosto 2009 .........leggi Catalogo, Maria Rachele Branca. Gennaio 2009 .........leggi Dove, “Gli itinerari di Dove: Campania”. Carlos Solito. Novembre 2008 Il Mattino, “Ironia ed energia” - Agosto 2008 Guida ai sentieri del gusto e del fare, Gal Verde Irpinia - ATI. Aprile 2008 VenerEfesto, Le bellezze dell’artigianato artistico in Irpinia, a cura di Ettore Mocella e Nicola Tronfio. Aprile 2008 .........leggi Colori e forme per L’Annunziata, a cura di Toni Salvo. Marzo 2008 CeramicArte, a cura di Enza Cubelli. Dicembre 2007 Il Mattino, Meditazioni Materia E’\E Spirito. Dicembre 2004 Il Denaro, (giornale economico del Sud Italia) R. BrancaVasi irpini per intenditori USA. Emilia Filocamo Aprile 2007 Rai1, realizzazione del premio per la trasmissione “Premio S.Rocco per la medicina ricerca e solidarietà”. Settembre 2004 Corriere dell’Irpinia “Nell’Europa del terzo millennio, arte e solidarietà”. Agosto 2003 Ottopagine “Scultura”, 16 Dicembre 2003 Il Mattino, “Agibile “, 29 Dicembre 1993. Senza titolo (periodico di informazione d’arte e design) ”Maria Rachele Branca” |

